I 12 archetipi

“Gli archetipi, James Hillman psicanalista e filosofo (1926 – 2011) li definisce come “i modelli più profondi del funzionamento psichico, come le radici dell’anima che governano le prospettive attraverso cui vediamo noi stessi e il mondo. Essi sono le immagini assiomatiche a cui ritornano continuamente la vita psichica e le teorie che formuliamo su di essa.” Essi possono essere raggiunti anche attraverso l’analisi dei sogni, il cui “mondo infero” ci ricollega alle “ombre universali” dell’inconscio collettivo […]

Il discorso sugli archetipi non era un’invenzione di Hillman. Era stato già aperto da Carl Gustav Jung, negli anni trenta, quando aveva individuato in essi le forme primarie delle esperienze vissute dall’umanità nello sviluppo della coscienza. Pure forme, che stanno ai simboli come la figura geometrica del quadrato sta ad una cornice (intesa come oggetto) quadrata, e che – così come le forme geometriche – sono condivise da tutta l’umanità, sedimentate nell’inconscio collettivo di tutti i popoli, senza alcuna distinzione di luogo e di tempo, si manifestano come simboli, e pre-esistono alla psiche individuale, che organizzano.

La novità del punto di vista di Hillman – l’aspetto rivoluzionario della sua psicologia – è stata nell’intenzione di portare l’analisi fuori da un rapporto a due medicalizzato e nella scelta di polarizzare l’attività psicologica e psicoanalitica su due nuovi centri dinamici: l’anima e l’archetipo.” (Wikipedia)

“La terapia non è solo qualcosa che gli analisti fanno ai pazienti, ma anche un processo che si svolge in modo intermittente nella nostra individuale esplorazione dell’anima, negli sforzi per capire le nostre complessità… nella misura in cui siamo impegnati a fare anima, siamo tutti, ininterrottamente, in terapia.” (James Hillman)

I dodici archetipi sono all’interno di ognuno di noi e agiscono in ogni momento e situazione. Naturalmente nell’infanzia alcuni sono maggiormente attivi che altri, come ad esempio L’Innocente e l’Orfano, nell’età adulta se ne attiveranno altri e i livelli possono essere più o meno equi in base al proprio equilibrio e maturità interiori. Da questo punto di vista si ha un’immagine temporale lineare dell’evoluzione degli archetipi, dal più piccolo al più grande, dal bambino al senescente.

Ma l’esperienza ci dice che essi agiscono in un movimento continuo guidandoci su un percorso a spirale basato su tre livelli o stadi evoluti descritti in una pagina più avanti. Sono costantemente in relazione fra loro, l’Eroe è colui che sarà in grado di utilizzare i loro insegnamenti e di chiamarli a sé in base ai bisogni che la situazione, da fronteggiare, invocherà al suo interno.

Scheda ARCHETIPI

Le frasi tra virgolette sono tratte dal libro “Risvegliare l’eroe dentro di noi” Carol S. Pearson ed. Astrolabio

L’INNOCENTE

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L’innocente è la parte di noi che crede nella vita, in noi stessi e negli altri, è la fede e la speranza con cui cominciamo una relazione, un viaggio, un lavoro, un progetto.

Tutti partiamo da qui dall’accudimento da parte dei genitori che ci amano, ci proteggono e credono in noi e nel nostro potenziale incoraggiando il nostro impegno per usare e sviluppare le nostre capacità.

Si tratta prima della caduta dall’Eden che ricorda il mondo protetto come nell’utero materno, la spensieratezza dei primi anni di vita che vuole ritrovare ovunque esso si trovi.

L’Innocente è la parte di noi che continua a credere e sperare a qualunque costo, perché ha una incrollabile fiducia che il mondo è un luogo sicuro e gli esseri umani sono buoni. Questa fiducia gli dona apertura, capacità di apprendimento e tenacia.

La sua ombra è negare i problemi, evitare i conflitti, spesso isolandosi in un mondo di fantasia. “L’Innocente è anche assolutista e dualista, non può ammettere la propria imperfezione senza inorridire di sè, senza cadere preda della vergogna o del senso di colpa.”

Proietta sugli altri le proprie insicurezze ed errori evitando così di mettersi in gioco, salvandosi dalla responsabilità di agire, in quanto tiene molto alla maschera sociale che si è costruito.

L’Innocente non può quindi non sentirsi fragile e vulnerabile e, come è evidente, cerca in tutti i modi di difendersi da ciò che considera una minaccia alla propria integrità.

“Ha bisogno di imparare il paradosso che, se al livello spirituale più profondo è bene fidarsi, sarà comunque meglio che uno non lasci in giro il portafogli!”

Innocente + Orfano = Sicurezza

L’ORFANO

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“L’archetipo dell’Orfano all’interno di ognuno di noi è attivo da tutte le esperienze in cui il nostro bambino interno si sente trascurato, abbandonato, tradito, deluso.”

Quando l’Innocente cade nell’errore, si rialza alimentato dalla speranza, l’Orfano, al contrario, prova il dolore della solitudine perché ognuno pensa per sé.

L’Orfano si attiva ogni volta che ci sentiamo  traditi o abbandonati dalle figure o situazioni su cui facciamo riferimento. “Se un insegnante è stato ingiusto con noi, se i nostri compagni di scuola ci hanno preso in giro, se gli amici hanno sparlato di noi alle nostre spalle, se l’uomo o la donna che ci prometteva eterno amore ci ha lasciato […]”, si rischia di abbandonarlo noi stessi per la paura di mostrarsi feriti e vulnerabili.

Rischia di fare l’abitudine alla rinuncia e alla privazione, di accontentarsi e di perdere la speranza e diventare arido, cinico, diffidente e ribelle quando non vuole essere salvato.

Il Dono dell’Orfano è sviluppare l’autonomia e il senso pratico, quindi sa attivarsi per un progetto, un lavoro, senza abbattersi al primo ostacolo. Ancor di più dopo aver verificato l’efficacia della sua azione è capace di cooperare e creare collaborazioni con altri che come lui hanno avuto delle ferite dolorose.

La sfida per l’Orfano è assumersi la responsabilità della propria sofferenza, essere ciò che è e imparare a chiedere aiuto. Dalla fede in se stesso e nel suo potenziale può partire alla ricerca del Graal.

IL GUERRIERO

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“Il Guerriero dentro di noi ci chiama a essere coraggiosi, integri e forti, capaci di fissarci delle mete e di raggiungerle, capaci di combattere, quand’è necessario, per noi stessi e per gli altri. Essere Guerrieri significa rivendicare il proprio potere stabilendo il proprio posto nel mondo e rendendo quel mondo migliore. Si tratta di essere abbastanza energici da non farsi comandare a bacchetta e di avere sufficiente potere per ottenere le cose con le maniere dolci.”

Il suo aspetto negativo è la competizione e il voler mostrarsi come un super eroe, migliore degli altri. Per lui tutto è sfida, pertanto deve avere sempre un atteggiamento di difesa verso le minacce esterne. Usa la sua forza con cattiveria per  scopi egoistici senza badare a questioni etiche e morali, recando disagi a livello sociale. I suoi draghi interiori sono l’accidia, il cinismo, la disperazione, l’irresponsabilità, il diniego.

Il Guerriero evoluto non combatte a tutti costi, ma sa strategicamente vincere senza combattere. Sa ritirarsi se ritiene ciò necessario per raggiungere in ogni caso il suo obiettivo che è anche di interesse sociale. Lui dona il coraggio la disciplina e l’abilità. Rappresenta il lato maschile al nostro interno, il Genitore normativo che da una certa direzione e guida per curare il proprio territorio, egli deve sapere che cosa vuole nella vita per andare a conquistarselo al momento opportuno.

Guerriero + Angelo custode = Responsabilità

ANGELO CUSTODE

Angelo custode

L’Angelo custode è l’archetipo della generosità. Rappresenta la nostra Madre interiore, il nostro lato materno dolce accogliente che guida e sostiene. Poiché in ognuno di noi c’è un bambino piccolo e indifeso, l’Angelo custode ci insegna come prenderci cura di lui, come sostenerlo ed educarlo, altrimenti si rischiano rapporti di dipendenza con coloro che lo fanno al posto nostro. Insieme al Guerriero crea un clima rassicurante con chiari confini in cui la persona o gli altri si possano sentire amati, stimati compresi e stimolati a sviluppare le loro abilità.

La compassione di questo archetipo ha la funzione di mitigare la rabbia del guerriero affinché si trasformi in forza.

Il lato oscuro dell’Angelo custode è quello di vestire il ruolo di martire perché non si sente apprezzato e rispettato suscitando al contempo sensi di colpa in coloro che hanno ricevuto da lui cure e attenzioni . Ha difficoltà a dire di no perché si nutre dei bisogni degli altri senza badare ai propri, ha un forte bisogno di riconoscimento per cui dà in modo interessato, con l’aspettativa di un ritorno. Forma relazioni soffocanti e vincolanti, tende a sentirsi importante e necessario per l’altro togliendo potere e scadendo quindi il legami di dipendenza.

L’Angelo custode insegna a prendersi cura di sé, di un progetto, di una città, o di una comunità, a rispettare le competenze e a non sostituirsi a nessuno, in quanto sa riconoscere le proprie priorità e i propri limiti.

Il Livello più evoluto è quello di comprendere che il sacrificio non esiste. Quando si da con Amore Puro, disinteressato, non è un dare per ottenere né a perdere, ma un dare riempitivo, che nutre e rende senza alcuna perdita.

L’AMANTE

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“Senza amore, lo Spirito non si impegna nella vita.” L’elemento di base di questo archetipo è l’Eros, esso è inteso non solo come attrazione sessuale fra due persone, bensì come forza che unisce più elementi anche contrastanti, senza che questi si annullino o perdano la loro identità. L’Eros agisce quando abbiamo un legame appassionato con un lavoro, un’amicizia, un oggetto, per cui si teme fortemente la paura di perderlo. Tramite la sua forza possiamo dire di sentire di essere vivi, le scelte sono viscerali, l’attaccamento è forte, il corpo si accende l’energia circola, il richiamo è fisico le pulsioni arrivano quasi di soprassalto e ci posseggono.

L’Io tende a reprimere l’Eros, lo Spirito. Il rischio è alto quando si fanno scelte di testa, per un forte senso del dovere o per un preciso calcolo di convenienza, ma il prezzo da pagare potrebbe essere molto alto, potrei aver rinunciato al lavoro, al progetto o alla persona della mia vita. La Chiamata dello Spirito si riconosce proprio dal conflitto interno che genera contro la prudenza e la praticità del nostro Io. Ma quando c’è autentica passione le condizioni dell’Io e quelle dello Spirito si integrano, le passioni possono spaventare, l’impegno può far fuggire, ma un Io ben strutturato ha la capacità di contenere l’impeto delle passioni non si spaventa. E questa integrazione ci permette di mantenere e coltivare le nostre passioni restando fedeli agli impegni o alle richieste familiari e sociali.

L’ombra dell’Amante è lasciarsi sedurre dalle passioni, eccesso di avventatezza, gelosia, invidia, puritanesimo, legami dipendenti, una sessualità alterata, quando si chiude una storia ci si sente totalmente distrutti.

I doni che riceviamo non sono soltanto gli amici, la famiglia, l’amore erotico, ma un senso di potere, inteso come pienezza, più amo più mi sento intero, l’Eros è anche la fonte del potere personale che permette di restare fedeli ad un impegno e soprattutto alla propria natura profonda. Dall’amore nasce la vita, si dà la vita, do vita alla relazione con me stesso, con gli altri ed infine il mio amore (3°liv.) si estende alla terra, al cosmo che si unisce alla presenza del Spirito in me.

Cercatore + Amante = Identità

IL CERCATORE

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Quando ciò che prima sembrava dare le giuste compensazioni, inizia a non soddisfare più, quando alcune relazioni cominciano a starci strette, l’aria a soffocare, l’entusiasmo per il lavoro a calare, il Cercatore si sta attivando. Il Santo Graal sta chiamando per la ricerca non di una curiosità, non di un gesto o una parola, ma di un cambiamento profondo, di un livello superiore al quale accedere per dissetarsi l’anima.

L’invito alla ricerca parte da molto lontano, dall’ignoto, dal Paradiso perduto, l’anelito è forte e si rischia di non trovare mai, la ricerca può diventare lo stile di vita.  Il Cercatore ci permette dopo aver percepito la separazione interna, la parzialità, l’essere frammentati, di consapevolizzare che il bisogno è quello di espandere la propria coscienza oltre i confini della realtà dell’Io. È necessario per partire avere la giusta auto-fiducia e coraggio per affrontare l’avventura, ma a volte anche se non si è ben attrezzati, nonostante tutto si deve partire. Il Drago è sempre lì che aspetta! Coraggio ed autostima possono essere integrati anche grazie all’azione di arrembaggio.

Il Cercatore ci insegna a cercare la nostra vera Identità, il nostro stile di vita, il partner giusto, il lavoro che si ama, e non quello impostoci. Se c’è troppa paura si entra nel conflitto, sembra che per rispettare una richiesta interna si debba rinunciare ad impegni familiari, lavorativi, sociali, si rischia di diventare Viandanti accontentandosi con il cuore amareggiato di quello che offre il convento, senza impegnarsi veramente in nessuna cosa.

Hanno inizio le prove, ma il forte bisogno di Autenticità e il richiamo verso lo Spirito non minano la fedeltà dell’Eroe alla sua opera di ricerca della visione dell’illuminazione anche di isolarsi di lasciare il lavoro le compagnie quelle che prima erano delle certezze.

La sua Ombra è una ricerca ossessiva di indipendenza, paura di legarsi e di scendere in profondità, rischia la superficialità dello sperimentare cose nuove senza mai immergersi ed entrare nell’esperienza profonda, eccesso di ambizione, superbia, perfezionismo, aprire tante finestre senza mai concretizzare.

“La meta ultima del Cercatore è la realizzazione del Sé attraverso la trascendenza.La ricerca è l’invito dello Spirito a passare attraverso la rinascita e la trasformazione, a morire al vecchio e rinascere al nuovo […] Perché abbia luogo una vera trasformazione dobbiamo morire alla nostra precedente identità.”

IL DISTRUTTORE

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Il Cercatore diventa un Iniziato, dalla ricerca si passa ad una esperienza iniziatica, il Distruttore ci introduce a quest’ultima.

Questo può partire da una situazione di tremendo dolore, un lutto, una separazione, una perdita di una persona cara, un progetto a cui si era data la vita; tutto ciò su cui si contava è finito nel vuoto, nel nulla. La coscienza della mortalità si fa sempre più avanti.

“Fa già abbastanza male sapere che morirai. Ma saperlo e sentire che la tua vita è priva di senso è veramente duro da sopportare. Spesso, tuttavia, la soluzione al dilemma non è nell’evitare di riconoscere la morte, ma nel dar senso alla propria vita proprio accettando l’inevitabilità della morte.

Quando passa il Distruttore, lascia un vuoto ancora più profondo di quello provato dall’Orfano. Eppure in questo deserto muto e sordo spunterà un germoglio di vita nuova. Una metamorfosi avverrà. In tutto questo l’Io cerca di proteggersi rischiando di non far procedere l’Eroe verso i misteri profondi dello Spirito. Per questo che l’Io deve essere abbastanza forte da sostenere questo deserto e non vacillare di fronte alla crudele angoscia e al dolore del nulla.

L’Ombra di questo archetipo riguarda tutti quei comportamenti di auto- distruzione (alcool, stupefacenti) e di distruzione verso gli altri (omicidi, violenze fisiche, psichiche ecc..)

Lui ci insegna la trasformazione, la rigenerazione, a far pulizia dentro di noi, la rinascita dopo la morte, l’accettazione del dolore nel lasciare andare ciò che non ci appartiene più, e della mortalità. Ci insegna la virtù dell’Umiltà.

Non si può imparare a vivere senza aver imparato a morire. Darsi il permesso di viversi la morte, entrare nei suoi profondi misteri conduce alla Vita Vera, alla realizzazione del proprio Sé.

Distruttore + Creatore = Autenticità

IL CREATORE  

creatorQuando iniziamo ad essere coscienti del nostro ruolo e della nostra parte nella creazione, entra in scena questo archetipo. Il nostro vero Sé si esprime nella sua consapevolezza e capacità di saper creare la sua vita, mentre allo stesso tempo, collabora alla creazione dell’universo. Noi siamo i co-creatori con L’intelligenza cosmica creatrice.

Non esiste una separazione fra noi e questa stessa Intelligenza, a noi appartiene questo potere e anche se non volessimo esso agisce perché è la Mente/Spirito stessa che crea. L’archetipo del Creatore dunque richiama fortemente al senso di responsabilità che ci fa osservare che siamo creatori della nostra vita, altrimenti ci sembra di subire le creazioni della vita senza percepire un minimo di partecipazione a tutto quello che ci accade. Certamente che si è inseriti in un contesto storico-sociale-familiare in cui sono stati assorbiti determinati condizionamenti, ma quando è attivo il Creatore in noi, abbiamo la possibilità di scegliere quale casa abitare, quale adattamento creativo applicare.

L’insegnamento ed il dono che apprendiamo è il coraggio di crearsi la propria vita nella piena consapevolezza non solo di ciò che si fa o si vuole ma anche di ciò che si è, vulnerabili, aperti, inermi. Tutto ciò passa attraverso l’oscillazione tra la paura e l’euforia per ciò che si intende creare e tutto ciò è sostenuto da un lavoro personale di ascolto interiore.

Il potere delle immagini e delle visioni appartiene a tale archetipo, dare  ascolto ai simboli alle parole che emergono dall’interno, quando ci lasciamo essere ricettivi, ci permette di entrare in contatto con la saggezza interiore che ci guida nelle scelte della vita, creando le situazioni più adeguate a noi, cosa che l’Io razionale e controllante, non potrebbe fare.

La sua ombra è presente quando siamo ossessionati dalla cose da fare, dal lavoro, quando si danno avvio a tanti progetti perché si hanno tante idee senza concretizzare alcunché, mentre inconsapevolmente si progetta la fuga. Il pericolo è quello di creare situazioni sfavorevoli e auto-sabotanti.

La vita diventa come un’opera d’arte, le ispirazioni si lasciano fluire, si diventa sempre più consapevoli del proprio ruolo nel mondo, si fa esperienza di questa gioia, ci si prepara a rientrare dal Viaggio, a riportare a casa il tesoro e a contribuire alla trasformazione del regno. Ciò avviene nella piena consapevolezza che siamo i Sovrani della nostra vita.

IL SOVRANO

il sovrano

Senza aver intrapreso il Viaggio, non si diventa Sovrani.

“Il giovane parte all’avventura, uccide il drago e trova il tesoro che ridà vita a una cultura morente. In seguito al ritorno dell’eroe, il regno si trasforma e torna a vivere una volta ancora, mentre il giovane eroe diventa il nuovo Sovrano.”

Il Sovrano (androgino) è il simbolo dell’integrità, del completamento, unisce i poli del maschile e del femminile, della giovinezza e della maturità. Quando il Sovrano è attivo, siamo pronti ad assumerci la responsabilità del nostro regno, della nostra vita qualunque aspetto essa manifesti. “Suo compito è promuovere l’ordine, la pace, la prosperità e l’abbondanza.” Ci insegna ad operare sul piano fisico, a confrontarci e stare nel contatto col mondo, con la materia, e ad esprimere la nostra identità in ogni ambito di vita.

Ciò porta ad assumere un atteggiamento realistico, dove le illusioni sono bandite perché Il Sovrano conosce il proprio Sé ombra e le trappole che quest’ultimo potrebbe tendere, pertanto è richiamato all’attenzione e alla ponderazione riguardo all’utilizzo del suo potere. Quando si accorge di ciò che non va nel suo regno e sopratutto nel suo modo di gestire, non scade in piagnistei e lamenti, piuttosto si domanda ” Cosa avrei potuto fare e come?” perché non accadano più situazioni spiacevoli.

Il lato ombra del Sovrano ci fa vivere la difficoltà di “trovare un equilibrio fra un armonico godimento della vita e la disciplina necessaria per terminare il lavoro, fra i nostri bisogni e quelli degli altri, fra le richieste del nostro Spirito e le responsabilità del mondo reale.” La tirannia, l’intolleranza, l’egoismo, la manipolazione e rigidità, usare il potere per la propria gloria, o non usarne affatto e farsi gestire il regno dagli altri.

Diventare il Sovrano della propria vita non rappresenta la fine del Viaggio, lui ha bisogno di alcune figure che collaborano con lui, pertanto è necessario esprimere ed affermare anche la presenza del Mago, del Saggio e del Folle che sono dentro di noi e che ci sostengono ogni volta che il regno deve essere rinnovato, ogni che si deve partire per un nuovo Viaggio.

Sovrano + Mago = Potere

IL MAGO

il Mago

In una corte, deve essere presente un Mago. Un Sovrano ha bisogno dei suggerimenti di un Mago, come Mago Merlino per Re Artù. Il Mago guarisce il Sovrano ferito, e senza il suo intervento il regno non può essere trasformato.

Tutti noi siamo maghi, tutti noi trasformiamo consapevolmente o no. Il nostro pensiero trasforma la realtà interiore ed esteriore. Se siamo gioiosi, questa gioia si trasmette, se ci sentiamo in pace, quest pace si diffonde e gli altri la percepiscono; questa è magia come il Maestro spirituale O. M. Aivanhov dice: – La magia è la scienza dei gesti.– Se mettiamo vera concentrazione, attenzione e una chiara intenzione in ciò che scegliamo di fare, questo si realizza proprio secondo le nostre indicazioni. Più sono consapevoli più saremo anche responsabili e coscienti delle conseguenze, non imprecheremo più il Cielo ma guarderemo la nostra opera come frutto di determinate convinzioni.

L’archetipo del Mago ci insegna a portare a livello di coscienza che ciò che è dentro è come ciò che è fuori come afferma la filosofia ermetica, che siamo tutti collegati come afferma il concetto di inconscio collettivo di Jung, e quando tutto ciò è in azione ci accorgiamo alle attenzioni che poniamo agli eventi sincronici: ad esempio quando ti poni una domanda qualsiasi, quando cerchi qualcosa o esprimi un’intenzione e dopo pochi giorni o poche ore ti arriva la risposta tramite un libro, un amico, o altro.

L’ombra del Mago è usare la magia per scopi malefici, per andare contro la bellezza e la positività. Ci fa negare il nostro potere interiore, interrompere il rapporto col divino e gli altri mondi e avere immagini e fantasie negative. O usa male il potere per maledire o tenere gli altri in modo subdolo, come fa la pubblicità, sotto il suo controllo.

“Forse il potere più trasformativo che ha il Mago è quello di trasformare attraverso il perdono di se stessi e degli altri. Questo trasforma le situazioni negative in possibilità di maggiore crescita e rapporto profondo.

Che usiamo i nostri poteri in direzione del bene o del male dipende essenzialmente dal grado della nostra saggezza e della nostra sincerità: di quanto siamo capaci di vedere e affrontare la verità del problema che abbiamo davanti e dentro di noi. Per sviluppare a fondo la capacità di sapere se e quando la trasformazione che vogliamo è consigliabile, dobbiamo sviluppare il sapere e il disinteresse del Saggio.”

IL SAGGIO   

il saggio

Se il Mago trasforma e il Sovrano gestisce la realtà, il Saggio ricerca la verità in merito a come tutto ciò debba essere realizzato. La verità su se stessi, sul mondo e sull’universo, è ciò che il Saggio intende conoscere per avere la vista rischiarata, per essere sulla giusta strada e soprattutto per liberarsi dalle false percezioni.

È l’osservatore interno che vede le azioni, i pensieri, le  emozioni senza che ne venga coinvolto, ma per fare questo deve conoscere bene la sua soggettività, essersi messi in viaggio, per distinguerla dalla verità che la trascende e che è oltre se stesso. L’accostarsi alla verità comporta un innalzamento del livello di Umiltà, che vuol dire semplicemente, mettere da parte il proprio ego/persona per fare spazio alla Verità del Chi Sono che trascende la polarità e tutte le forme del mondo fisico.

L’Ombra del Saggio è quella della presunzione di essere in possesso della Verità assoluta che lo rende poi insensibile, appartato o superiore a tutto e a tutti. Questo lo porta ad essere distaccato dalla condivisione umana e quindi all’isolamento dato dall’inganno che egli stesso si auto-procura. Infatti una delle sue paure oltre che della morte è anche quella di essere ingannato e di investire su pure illusioni, scambiare lucciole per lanterne.

La verità ultima che cerca il Saggio è quella che deve essere sperimentata, non si parla di un concetto ma di un modus vivendi in cui riconosco tutti gli attaccamenti con la realtà del mondo, per cui, non solo so ma sento, di non essere quel pensiero né quell’emozione, né ciò che dico io di essere, né il nome che porto. Non percepisce la presenza di più volontà, bensì la sua volontà coincide con ciò che la Verità afferma che viene colta al proprio interno; è la Voce Interiore che guida se ci lasciamo guidare affidandoci ad essa.

Dopo che con il Saggio abbiamo smesso di lottare e di affidarci ai processi della vita, svanisce il bisogno di soffrire. E con questo abbandono alla gioia ci si prepara alla saggezza del Folle.

Saggio + Folle = Libertà

 

IL FOLLE 

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Una corte senza un Giullare è come un fiore senza profumo; non ci sarebbero gioia, allegria, spensieratezza. “I Folli hanno il permesso di dire cose che se le dicessero altri sarebbero impiccati, di punzecchiare l’Io del Sovrano quando rischia di essere arrogante e prepotente, e di fornire nell’insieme un certo equilibrio al regno rompendo le regole e permettendo quindi uno sbocco alle intuizioni, ai comportamenti, ai sentimenti.” 

Il Folle rappresenta la fine e l’inizio del Viaggio, esso permette l’integrazione e la completezza delle parti, presiede alla creazione dell’Io. È la forza della vita che scorre dentro di noi, è l’energia primordiale, radicale come quella del bambino vispo che gioca che tocca che inventa esplora e sconfina. Non bada troppo alla morale, alle tradizioni o alle convenzioni, rischia di essere irriverente, dissacrante ed irresponsabile poiché tutto è finalizzato alla ricerca del provar piaceri e senso di libertà senza preoccupazione alcuna, senza un pensiero per  il domani.

Questo archetipo porta divertimento, creatività, vitalità salvandoci dalla noia, le energie vanno per questo e non per deprimersi e disperarsi anche nel momenti più dolorosi esso trova il tono umoristico o quella leggerezza che evita di far sprofondare. Da una visione comica del mondo, e offre elasticità mentale, apertura e capacità di rialzarsi dopo ogni caduta. La sua curiosità consente di non fermarsi a punti fissi, ma di vedere la cose da diverse angolazioni anche per il solo gusto di provare divertimento e piacere soprattutto quando c’è da infrangere qualche regola.

L’Ombra del Folle è la difficoltà di impegnarsi, di assumersi le responsabilità, di rimanere fedele ad un progetto, un rapporto. Esso è in grado di raggirare, manipolare assumendo comportamenti distruttivi come la dipendenza al gioco, l’alcolismo o una sensualità senza freni. Non si è più lucidi riguardo a quello che si sta facendo.

Ad un livello più alto il Briccone, diventa il Folle Saggio, il Santo che sperimenta l’iniziazione attraverso l’Amore perché ciò che teme non è la morte ma l’impegno. e quindi sperimenta la gioia Innocente della totalità della vita imparando semplicemente ad Essere nel Qui ed Ora e a cogliere il grande scherzo cosmico del Viaggio, che “il grande tesoro che abbiamo inseguito fuori di noi andando alla ricerca, e dentro di noi attraverso l’iniziazione, non è mai stato assente o lontano”.