Le relazioni affettive: incastri perfetti
Le relazioni affettive: incastri perfetti

L’unica cosa che l’amore non sa fare è CHIEDERE.

Spesse volte invece utilizziamo le relazioni affettive per chiedere quello che i nostri genitori non ci hanno dato. Non si capisce più cosa sia AMARE o come riuscire a capire quando è soltanto ATTACCAMENTO. Le persone sono confuse. Usano la confusione come protezione per non vedere bene le ferite dell’Anima. Si pensa che l’altro abbia il compito di farci stare tranquilli e allo stesso tempo si pensa di avere il compito di rendere l’altro felice. Ma sono schemi complementari che si incastrano alla perfezione.

Ti parlerò di alcune dinamiche tipiche intrapersonali ed interpersonali che molto spesso ho incontrato nei miei studi.

Lui o lei è indifferente. Le parti che descriverò le agisce l’uomo come le agisce la donna. Non è utile fare alcuna distinzione di genere in quanto sono tematiche che l’essere umano mette generalmente in scena. La mancanza d’amore accomuna tutti. Le strategie di difesa che si adottano per non sentire dolore, e i conseguenti comportamenti utili a soddisfare i bisogni affettivi antichi sono spesso simili per entrambi i generi sessuali. Qui si sta parlando di un mal d’anima e non di corpo sessuato. Volevo dire, facilmente, ma sarò più precisa; matematicamente si incontreranno, o meglio, si incastreranno persone che hanno impostato la loro vita su determinate idee-guida COMPLEMENTARI. I vuoti si vanno a riempire.

Questo elenco di pensieri-idee che la persona ha su di sè possono essere più o meno coscienti. A volte si può AMMETTERE TUTTO, a volte un 50% o altro. Sono cose che ti puoi dire nel profondo o a livello consapevole, dipende dalla disponibilità a riconoscere ciò che c’è. Quella che descriverò è una dinamica-tipo.

Lei/lui: Non valgo nulla, mi vedo brutta/o, mi sento rifiutabile, mi sento vuoto/a, mi sento sola/o. Vivo la paura del tradimento, la paura dell’abbandono, del rifiuto, non mi sento all’altezza. Ho paura di essere giudicato/a. Non mi merito una relazione appagante od essere vista/o o compresa/o da qualcuno. – Il partner non mi deve assolutamente far ingelosire.-

Lui/lei: mi sento bene quando stanno bene prima gli altri. Mi spezzo in quattro per gli altri. Ho bisogno (pensiero inconscio) di farmi vedere che sono forte. So fare da solo/a. Non ho bisogno degli altri. Per me è importante aiutare gli altri. Ci tengo a quello che gli altri pensano di me. Cerco di non deludere le aspettative. Sono pronta/o a rinunciare a molte cose di me per l’altro. Ho una buona idea di me stesso/a. Mi appaga quando gli altri mi cercano che hanno bisogno del mio aiuto. Ho paura di sentirmi inutile, o di rimanere solo/a se non faccio qualcosa per gli altri, o di perdere il loro amore (pensieri nascosti).

Ecco, due persone di questo tipo si incastrano perfettamente. L’uno ha bisogno di essere sostenuto, e l’altra parte è brava a sostenere. Ma la parola d’ordine di questo tipo di rapporto è SACRIFICIO, mentre l’Amore non sa che cosa sia la rinuncia. Uno pensa che la sua felicità risieda in determinati modelli comportamentali che l’altro dovrà applicare, quindi nella presenza dell’altro secondo il suo bisogno. E l’altro crede che la sua felicità sia aiutare e rendere l’altro sereno e tranquillo che “ti prometto che staremo per sempre insieme!”. Così il suo ego si sentirà soddisfatto per essere stato una brava persona e aver fatto sorridere il partner.

Pertanto lui/lei vorrà tenere il cellulare sotto controllo e quindi tutti i movimenti sui social del partner. Avrà accesso alle password, metterà l’applicazione degli spostamenti del partner. Dovrà dirgli 10 volte al giorno quanto sei bravo, quanto sei bella, ti amo, ci sono per te! Non dovrà fare complimenti alle altre persone che incontra, dovrà essere attenta/o a fare gentilezze agli altri o a dare un abbraccio, non sia mai!, o a conoscere nuove persone. Poi lui/lei si prodigherà nel risolvere problemi dell’altro, nell’essere presente il più possibile, non andrà più in palestra o a fare sport, limiterà la cerchia di amici perché al partner non piace, troncherà la comunicazione con i suoi, con fratelli, parenti, colleghi o altri. Rinuncerà a quell’hobby perché lì c’è quella persona che ti guarda con uno sguardo languido, e poi la spazzatura o il cane o per le bollette ci penserò io, tu riposa e non prendere freddo!

Credo che più o meno possano bastare questi esempi pratici dove c’è una parte fortemente richiedente e l’altra che si prosciuga fino a scoppiare poi nel tempo con un bel tradimento: – “Anche tu mi hai tradito come il mio ex!”.  Non ci si può credere vero? Pazzesco! Ma come mai? Tutte le promesse che ci siamo fatti?

Una relazione di questo tipo  è praticamente un inferno. Le promesse fatte, intanto sappi che l’Amore non ha bisogno di promettere nulla, sono CONTRATTI DELL’EGO. C’è un SALVATORE ed un SALVATO. Il Salvatore si assume la totale responsabilità dell’altro tranne che della sua, e di riflesso il Salvato o la vittima se vuoi, affida completamente la causa della sua felicità nelle mani del suo Salvatore/Guaritore. Ognuno comunque gioca un gioco che va a depotenziare la propria Sovranità. Nessuno si assume le proprie Re-Spons-Abilità= Abilità a rispondere alla propria Regalità. Nessuno ascolta il proprio SENTIRE, c’è uno sconfinamento esasperato del proprio territorio e si pensa che la simbiosi sia una meravigliosa dimostrazione di affetto.

Ma l’innamoramento iniziale a che cosa serve? A camuffare il tutto. Se riconoscessi sin da subito tutta la verità, e cioè la lezione da imparare, saresti già guarito! Le esperienze che ti arrivano, ti arrivano in base a quello che devi apprendere, e finché non integri, ti si ripresentano!

Tutto ciò è semplicemente una fuga da se stessi, è puro attaccamento all’altro per la paura di GUARDARSI DENTRO. C’è la paura di affrontare le proprie ferite, i propri traumi, vissuti, esperienze o ricordi profondi. Si pensa di non aver abbastanza forza per risollevarsi. Si teme in realtà il VERO AMORE perché rende LIBERI. Si teme la VERITA’. Si teme il distacco dalla propria sofferenza perché questa ha dato un’identità con la quale riconoscersi. In quel recinto di non amore dove sono cresciuta/o so che non ci muoio, è doloroso ma con quell’etichetta – Non valgo!- non ci muoio. Mentre se decidessi di cambiare chissà cosa mi aspetterà. Anche se riconosco la tragicità della mia posizione di vita, la libertà è sempre qualcosa di nuovo, ed il nuovo come ben si sà spaventa.

Dolcemente, gentilmente prenditi cura di te. Comincia a coccolare e a comprendere SENZA GIUDIZIO tutto il tuo percorso. Osservati a distanza e poi sempre più da vicino. Dal momenti che scegli di aprire la porta della disponibilità a LASCIARE ANDARE il dolore, comincerà la tua trasformazione, comincerà il tuo lavoro alchemico.

Il DIAMANTE che Sei attende la tua vista!

 

Vedo UN RAPPORTO SANO di coppia come due mani congiunte, UNITE.

L’Amore non lega ma UNISCE, non trattiene ma libera. Fluisce e scorre come acqua di Sorgente. Le mani sanno danzare insieme non hanno bisogno di fondersi, ma nella coscienza condivisa INSIEME sanno PREGARE e cioè rendere GRATITUDINE per la bellezza dell’Unità.

Elisabetta Paparoni

 

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